La scelta. Dove i nostri eroi trovano il bandolo della matassa.
Personaggi fin qui:
Lui (lui), Io (io), lo svizzero.


La mattina ci si alza di bon'ora anche se la voglia di dormire è tanta.
L'appuntamento è alle 10 e c'è tutto il tempo di far colazione alla grande.
Che noi italiani all'estero con la colazione andiamo alla grande: non è mica come a casa, che ti alzi e se va bene ti fai un caffè e poi una brioche magari anche mignon al bar sotto l'ufficio.
Qui c'è da scegliere fra la colazione continentale e la colazione all'inglese. Roba che il pranzo al confronto è poco più di un panino.
Insomma, ci si abbuffa, ci si strafoga, e burro, e crostini, e salmone, e pancetta, e marmellata, e uova al palet, e uova al bacon, e toast, e latte, e succo d'arancia, di pompelmo, di pomodoro, di carota, manca solo il caffè, che quel che ti passano non lo chiamano caffè neppure loro.
Insomma, si fa il pieno, e poi si sta da cani tutto il giorno, che noi italiani non ci siamo abituati a tutta
questa roba sullo stomaco la mattina presto.
Mangia che ti mangia, facciamo arrivare le nove e mezza, e poi andiamo all'appuntamento con l'olandese.

L'olandese lavora in mezzo ad un prato verde, che essendo un tulipano è cosa abbastanza normale, in una costruzione bassa, che essendo l'Olanda uno dei paesi bassi direi che fa pendant, con solo il pianterreno, per intenderci.
Intorno tutto prato, piatto, con un paio di aiuole coltivate, indovina un po'... si, a tulipani.

Si entra e ci riceve in una stanzona che circoscrive una scrivania che deve essere la madre di tutte le scrivanie. Ci riceve spaparanzato su una poltrona e ci invita a spaparanzarci su due poltroncine poste di fronte a lui. Parla un bellissimo inglese, per essere un olandese; e come al solito l'inglese parlato da un olandese sa di inglese come il mio piemontese sa di francese. Capisco poco meno di niente; forse è anche un po' colpa mia che non ho azzardato un bonjour in francese, ma m isa che tanto, se tanto mi da
tanto ...

Per fortuna finisce che andiamo a vedere le macchine.
Scendiamo nel seminterrato, una roba tipo bunker, e nella penombra scorgiamo l'attrezzatura.
C'è un operatore che sta lavorando e non so come faccia a vedere. Ci spiegano che il buio è imposto: troppa luce falsa i colori del monitor e quindi ci si abitua: fra l'altro si risparmia in energia elettrica.
Che gli olandesi, per risparmiare, sono meglio dei genovesi.
Presa nota dell'aspetto penombra, ci mostrano anche il film recorder, cioè non ce lo mostrano, ci invitano a crederci, in quanto la stanzetta nel quale è sistemato, è totalmente al buio.
In compenso è condizionata come se fosse un frigorifero.

 
  Improvvisamente smette di parlare e ci invita a risalire al piano stradale, nell'ufficio padronale: li ci informa che il lavoro rende, purchè sia organizzato a catena di montaggio: 3 turni di otto ore, così si copre tutto il giorno e si riesce ad usare solo una workstation. Acquistarne tre sarebbe follia poichè l'ammortamento dovrebbe prolungarsi per una ventina di anni, e secondo lui nessuna tecnologia del settore ha tanta vita davanti a se.
Spiega che un film-recorder è in grado di assorbire la produzione di 3 persone velocissime, quindi ecco la ragione dei tre turni.
Ci spiega anche come lavora: ha disposto dei moduli quadrettati che fungono da lay-out. Li ha fatti rilegare a blocchetti da 50. Su di essi i clienti schizzano quel che gli serve, i dati del grafico, i testi, insomma quel che vogliono sia realizzato.
Devono anche indicare il colore del fondo, se sfumato oppure no, e poi i colori ed i tipi di carattere, ed anche l'eventuale presenza di simboli, di marchi, insomma tutte le informazioni necessarie alla produzione.
Se qualcosa non è indicato sarà l'operatore a far di testa sua, ma in tal caso l'eventuale correzione sarà a carico del cliente.

 
   


Ci spiega che lui fattura in base alla presenza di fondo sfumato o piatto, di tot righe di testo, di tot serie di istogrammi, di tot simboli d'archivio: ha spezzettato gli elementi della diapositiva assegnando a ciascuno un valore. Una sorta di data-base grafico. Se si tratta di grafica nuova di sana pianta, pianta di tulipani ovviamente, il prezzo lo stabilisce di volta in volta, a preventivo.
Per facilitare il compito al cliente, ha predisposto un manuale che contiene i codici di colore, i nomi dei caratteri più frequenti (sei in tutto, gli altri si pagano a parte), il codice del grafico (barre, linee, aree, etc) e una trentina di pagine con la stampa dei simboli d'archivio disponibili, con tanto di codice (AGR-001, ANM-015, TUL-020 ... no TUL non c'è, stava per tulipano).
Ci spiega che tutto il marchingegno ha lo scopo di non avere clienti fra i piedi nel corso della produzione. I clienti accanto all'operatore sono deleteri. Loro, i clienti, vorrebbero assistere, ma se assistessero no nsi lavorerebbe con i ritmi necessari a farsi una villa all'anno alle Antille.

Ora capisco la fretta che aveva di riportarci a livello strada.
E mentre ci spiega ci mostra il blocchetto dei lay-out (ne ho messo una copia sopra, quella che abbiamo poi stampato anche noi in Italia) ed il manuale per i clienti.
Noi ci si guarda e si annuisce: giustocielo!, ma costui è il messia.

 
  Gli chiediamo come fa a rientrare del costo di stampa del manuale: ci sorride e dice che lui il manuale non lo regala: lo vende ai clienti, ma gli riserva uno sconto pari al valore pagato, che man mano il cliente può recuperare sul fatturato prodotto.
Insomma, un bonus prepagato.
Alla faccia del bicarbonato.
Praticamente si garantisce un tot di lavoro prima ancora di farlo.

Gli chiediamo se è possibile avere un manuale.
Lui sorride, dice si.
Noi aspettiamo.
Lui continua a sorridere.
Poi visto che nessuno si schioda, dice che fa 100 dollari.
Non gould, il satanasso, dollari.
Io capisco dieci, visto l'anglo-olandese, e glie li allungo. Ma lui non ci casca e ne pretende 100.
Pero' dice che ce lo sconta sui primi 500 dollari di lavoro che gli facciamo fare.
 
   

Paghiamo, non possiamo farne a meno. Ne va della faccia.
E tornati a casa ne avremmo poi stampato uno analogo, quello che si vede quassù: mai piazzato uno, ci toccava regalarlo, porcapaletta. Si vede che non viviamo Olanda.

Comunque torniamo a casa pieni di notizie utili e convinti d'aver trovato la strada.
Deciso per Genigraphics.

Devo al tulipano l'abitudine a lavorare in penombra, anche sul pc. Dopo un dieci anni di lavoro all'oscuro, difficile togliersi l'abitudine. La penombra è avvolgente, dà sicurezza e, cosa non da poco, impedisce di vedere se le pareti intorno sono scrostate.
Un po' come la neve, che rende belli anche i cassonetti dell'immondizia.

 


La cosa continua ....

 

 
 

Marchi registrati e simboli distintivi sono di proprietà dei rispettivi titolari

 
 
C&G Computer & Grafica