L'acquisto. Dove i nostri eroi, superati i problemi dell'acquisto, riescono a vedere le macchine ...
Personaggi fin qui:
Lui (lui), io (io), lo svizzero, il tulipano.


Lungo il viaggio di ritorno, che si, come viaggio era lungo, ma non intendevo dire che fosse lungo, volevo dire nel corso del viaggio di ritorno ... beh, in aereo abbiam passato il tempo a far conti, ad immaginare soluzioni, a pensare a cosa far prima.

E ci vollero un otto mesi, lui appiccicato al telefono con la filiale europea Genigraphics, io a non capire cosa stesse dicendo, visto che parlava in inglese, e l'inglese parlato da lui era meno comprensibile del francese parlato da io (volevo dire da me, ma visto che i personaggi sono lui, io etc ...).

 
  Comunque passano questi otto mesi, fra preventivi, ricerca del leasing, sistemazione dei locali adatti ad installare workstation e film recorder, ma alla fine le macchine arrivarono.
Avevamo preparato una bella stanza grande, praticamente un salone, con un pavimento galleggiante sotto al quale potevano passare comodamente tutti i cavi, ed erano tanti, che occorrevano per i collegamenti elettrici ed i collegamenti fra le varie unità, la workstation, la stampante, il film recorder.

Le macchine in un paio di giorni vengono installate ed i tecnici ci dicono che il film recorder non si deve spegnere mai.
Se si spegne perde i settaggi, e sono problemi non da poco risistemare luminosità (si usava un esposimetro dotato di un cavetto di prolunga con la parte terminale sensibile che si appoggiava allo schermo del tubo catodico racchiuso nella parte centrale del film recorder) e frequenza e chissà che altro del tubo catodico.

 
   

Poi ci spiegano come montare la pellicola. Intanto avevamo appeso al muro di lato al film recorder una fotocopia incorniciata dello schema di montaggio, per poterla consultare, ed avremmo potuto farlo se solo ci fosse stata più luce: ma l'ambiente doveva essere religiosamente nella penombra più fitta.

Dunque, per quel che ricordo, si procedeva in questo modo.
La pellicola positiva non era il rotolino da 24 pose che si acquista per fare diapositive nelle vacanze, era un rotolo professionale da un 500 fotogrammi o giù di lì.

Cominciavi con l'aprire le orecchie del film recorder, prelevavi il contenitore cilindrico che si trovava al centro dell'orecchio di sinistra, e te ne andavi in camera oscura ... si, avevamo anche la camera oscura, ricavata in uno stanzino privo di finestre, con una tenda nera sistemata davanti alla porta, all'interno dello stanzino, lunga fino a terra e larga tanto da fissarla ai lati della porta, per evitare che filtrasse luce dall'esterno.

 
 

Come non bastasse si lavorava con le braccia ficcate in una sacca nera nera: la si apriva da un lato con la cerniera, ci si sistemava all'interno il contenitore cilindrico prelevato dal film recorder e la scatola contenente la pellicola. Poi si richiudeva la sacca e si infilavano le braccia nelle due aperture che erano fornite di elastici che stringevano il tessuto alle braccia, per evitare che filtrasse luce, e si lavorava al buio, con le braccia al buio: potevi anche stare ad occhi chiusi che tanto non cambiava.

Dovevi aprire prima il cilindro di metallo, poi la scatola della pellicola, quindi afferrare il rotolo e sistemarlo nel cilindro metallico che disponeva, al centro, di un perno nel quale il foro della pellicola si adattava giusto giusto. poi dovevi far uscire un pochetto di pellicola dalla fessura del cilindro, richiudere il cilindro, estrarre le braccia e prelevarlo per risistemarlo nell'orecchio destro del film recorder.

 
   

Ogni orecchio comunicava con una scato al centrale attraverso un condotto laterale a sezione rettangolare, chiuso verso l'esterno, che si adattava perfettamente, infilandosi, ad un condotto analogo, leggermente più grande, situato lateralmente sulla scatola centrale.
Il condotto dell'orecchio era dotato di una piccola feritoia rivestita da un panno nero che fuoriusciva lungo i lati maggiori formando una specie di tendina nera e spessa che proteggeva sia dalla luce che dalle abrasioni che poteva subire la pellicola passando attraverso la feritoia.
Per accedere alla scatola centrale c'era uno sportello che potevi aprire ruotando una manopola rotonda: all'interno c'era una guida forex, ovvero un sistema di trascinamento della pellicola che andava agganciata a dentini di plastica del tipo di quelli che si trovano all'interno delle macchine fotografiche.

Quindi estraevi dalla scatola rotonda fissata all'orecchio di sinistra un tratto di pellicola sufficiente ad infilarla nella feritoia ed uscire nella scatola centrale.
Chiudevi l'orecchio di sinistra per precauzione, e continuavi a srotolare pellicola per percorrere tutta una strada segnata da perni, rotelle ed altro sino ad arrivare al centro della scatola, in basso, passare al di sotto della guida provvista dei dentini di trascinamento, uscire dalla guida, richiuderla, seguire un altro percorso di guerra che avviluppava la pellicola su perni ruotanti sistemati nella parte destra della scatola ed infilarsi attraverso la feritoia opposta, identica a quella di destra, nell'orecchio sinistro.
Qui dovevi percorrere un altro po' di strada fino a raggiungere un perno centrale al quale andava agganciato il cilindro giallo di plastica sul quale era avvolta, all'origine, la pellicola vergine: il cilindretto disponeva di una fessura, di una a tacca laterale profonda nella quale dovevi infilare e fissare la pellicola per evitare che sfuggisse non appena richiudevi l'orecchio.
Poi dovevi simulare un paio di scatti, per far si che un po' di pellicola avanzasse e si avvolgesse su se stessa nel cilindro di destra, proprio come in una macchina fotografica.
Fatto ciò, richiudevi l'orecchio e lo sportello centrale.

A questo punto dovevi utilizzare un comando manuale (un paio di pulsanti sul frontalino del film recorder) per far avanzare la pellicola di quel tanto che la parte non impressionata (quella che era fuori dal cilindro di sinistra) superasse la guida centrale: in questo modo avevi sistemato una pallotola in canna, un fotogramma non impressionato e pronto per esserlo.

Il tutto poteva richiedere anche un 10 minuti, se a farlo ero io anche un venti, che io ero imbranato.

E comunque finivi con l'essere sempre in ansia: avro' chiuso bene il cilindro? avro' messo la pellicola al buio o magari è passata luce? L'avrò agganciata bene o quella si sfila appena comincio ad esporre? Insomma, come col frigorifero: non sai mai se la luce si spegne quando lo chiudi.

L'esposizione era guidata o dalla workstation, ma allora dovevi smettere di lavorare, o da un minicomputer collegato al film recorder e dotato di una specie di macchina da scrivere: una tastierina con un supporto per un rullo di carta sulla quale venivano stampati sia i comandi immessi per l'esposizione che la traccia del lavoro svolto dal film recorder. Così che la mattina (in genere si impressionavano le diapositive di notte) potevi vedere che tutto il lavoro era andato a buon fine o che tutto s'era fermato non appena tu eri uscito, perchè magari avevi fatto male i conti di quanta pellicola restava, e così eri nei guai e non potevi consegnare il lavoro in tempo utile.
Un bello stress, a dirla tutta.

Se invece tutto era filato liscio, dovevi prelevare la pellicola impressionata, quella contenuta nell'orecchio di destra. Prima avanzavi di un paio di fotogrammi, poi lo sganciavi e mettevi allo scoperto quel tanto di pellicola sufficiente a poterla tagliare con le forbici che regolarmente non avevi portato con te e ti ritrovavi con in mano l'orecchio nero che non sapevi dove mollare, a meno di utilizzare un metro di pellicola per poterti spostare, e che alla fine risistemavi al posto suo per poi scoprire che le forbici erano sul tavolino alle tue spalle, meno di un metro di distanza ... e te ne andavi a piangere in camera oscura.
Li sempre con le mani nel sacco e con dentro al sacco: l'orecchio, una scatola di metallo vuota (una di quelle svuotate in precedenza che contenevano la pellicola vergine), ed un nastro adesivo nero,
prelevavi il rotolo impressionato e lo sistemavi nella scatola di metallo, richiudendola con il nastro adesivo.

Poi scoprivi che non avevi sistemato nel sacco nero anche le forbici che sarebbero servite per tagliare il nastro adesivo, ed allora tiravi fuori un braccio ed a tentoni cercavi di trovare le forbici: due volte su tre non le trovavi ed allora eri fortunato: ti toccava solo fa uscire dal sacco nero il rotolo di nastro adesivo ancora attaccato alla scatola per poi tagliarlo con comodo.
Ma se eri sfortunato, le forbici le trovavi ed allora, mentre cercavi di rinfilare il braccio nel sacco, con le forbici allegate, due su tre centravi il sacco nero con la punta delle forbici, lo squarciavi per benino e ti toccava poi buttarlo e comprarne uno nuovo.
Nel primo mesi di sacchi ne ho consumati 4, poi mi hanno convinto a lasciar perdere la pellicola, le forbici, il sacco nero, la camera oscura e perfino il film recorder.

 
 

Immagino che ora qualcuno voglia chiedermi come avevamo fatto, come avevamo risolto il problema del prima l'uovo o prima la gallina, il problema cioè della prima scatola: lo si era risolto acquistando due scatole di pellicola, sistemando il contenuto di una in un sacchetto di plastica nera da custodire in camera oscura, ed utilizzando la scatola così recuperata per tutto il primo rotolo di pellicola.

 
   

E pretendendo che il laboratorio di sviluppo ci restituisse la scatola, senza la quale saremmo stati punto e a capo. Quando abbiamo finito il primo rotolo ed attaccato il secondo, avevamo a disposizione ben due scatole di metallo, e col tempo siamo riusciti a collezionarne un bel po', tanto che s'era anche pensato di metter su un commercio di scatole di metallo vuote, ma poi non se ne fece nulla, chissà come mai.


P. S.: con la scatola, a fine rullo, si ricavava anche il cilindretto giallo con l'incavo necessario a fissare la pellicola.
Anche di questi rulli abbiamo fatto collezioni storiche.

 


La cosa continua ....

 

 
 

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