La pubblicità. Dove i nostri eroi si accorgono d'esser privi di materiale pubblicitario e risolvono il problema alla maniera italica ...
Personaggi fin qui:
Lui (lui), io (io), lo svizzero, il tulipano, Bob, Vagnino (*)

Un passo indietro. Che preso dalla foga d'arrivare a Bob (che ormai sapete chi non fosse Bob) ho scordato di parlare dei preparativi. Che si, fai presto a dire trovo l'ufficio, arredo l'ufficio, compro le macchine, ma poi se ti dimentichi di procurarti i clienti sai nella bagna, nella pauta, nel guano.
Che lui qualche idea ce l'aveva, ed anche gli altri qualche idea l'azzardavano, ma restava il problema di cosa mostrare ai futuri fortunati che avrebbero goduto della nostra produzione in fìeri (di la da venire).

Non avevamo uno straccio di esempio, un campionario anche minimo da mostrare.

La cosa più banale era predisporre dei depliant con un minimo di attrattiva, ma visto che tutto si basava sullo slogan "un'immagine vale più di mille parole" quel che mancava non erano le mille parole, era un'immagine.

Li devo ammettere che fu una mia pensata, tutta all'italiana: e se usiamo le immagini pubblicitarie della Genigraphics? Tanto prima o poi saremo in grado di farne a quintalate, no?
Che l'idea di per se non era male (a parte il copiright): il problema era che a tirar su un'immagine stampata, e stampata in piccolo, veniva fuori una schifezza piena di retino.

E ti pare che il sottoscritto sia il tipo da tirarsi indietro di fronte ad un problemino di retino?
Detto fatto: Vagnino (il meglio negozio articoli per pittori amatoriali di Torino), un paio di cartoni per tempera, un tot di tubetti di colori a tempera (non acrilica, che forse manco esisteva), due o tre pennelli, matite morbide (che quelle dure lasciano il solco) gomma ed altre amenità ed il risultato sono un paio di tempere 70 x 50 (che conservo ancora appese in salotto), le si fotografa e le si usa per illustrare il primo depliant pubblicitario dell'azienda.

 
 

Naturalmente non bastavano due immagini. Le altre ce le siamo procurate utilizzando le diapositive che lui aveva portato dall'America, ma era roba tecnica, barre e torte ed altro, poco emozionante.
Il logo C&G ruotato l'ottenemmo con dei trucchetti da camera oscura, niente di speciale.
Il risultato è qui di fianco in tutto il suo spendore.

Anche il logo fu oggetto di discussioni, ma alla fine prevale l'idea di agganciare con la & le consonanti C e G.
Quasi a rifare il verso di una nota griffe di alta moda che qui non sto a dire.

Lo slogan citato prima fu sostituito in modo surrettizio da quest'altro:
dedicato all'immagine.
Che sa tanto di captatio benevolentiae, quando si sa che un'azienda se qualcosa dedica lo dedica a fare utili.

 
   

Tempo dopo, risulto il problema delle immagini rifatte a tempera, ci prese l'uzzolo di rifarle con le workstations Genigraphics: quasi un tributo dovuto a quella piccola messinscena iniziale. Le si doveva fare per dimostrare che anche noi eravamo in grado di produrle.

Un lavoro di fino che mi piace illustrare non con parole ma in maniera coerente con lo slogan primario, quello dell'immagine che vale etc etc.

Solo che mi son limitato alla scacchiera, che a rifare anche i pezzi ci si sarebbe messo troppo tempo e noi s'aveva da laurà, da produrre, che le macchine Genigraphics costavano un botto, che va bene la correttezza, ma ... Mi sa che l'olandase ci aveva appiccicato qualcosa, mi sa.
Una versione con i tasti e la descrizione delle operazioni:

 

 

   

Ed una versione senza interruzioni per apprezzare l'abilità dell'operatore e la sequenza delle operazioni da eseguire:

 

   

 

 
   

(*) Vagnino era, che mi sa che l'han chiuso, il più fornito negozio di prodotti di cancelleria, e di tutto quanto necessario per colorare e dipingere. Aveva anche gli introvabili cartoncini per tempera, di varie misure fino al 100 x 70, quello dei manifesti.


 
   
 
   
 
 
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